Monaldo Leopardi




Monaldo Leopardi
Monaldo Leopardi

Monaldo Leopardi

Monaldo LeopardiNacque a Recanati il 16 agosto 1776. Rimasto orfano in giovane età, dovette ben presto farsi carico dell’amministrazione del patrimonio di famiglia.
Fu sempre impegnato e coinvolto nella vita politica e amministrativa di Recanati, investito nel corso del tempo di cariche importanti e talora gravose per le burrascose vicende del tempo e per il continuo alternarsi di vittorie e sconfitte fra i belligeranti del momento, Austriaci, Francesi e Pontifici.

Nel 1799 ad esempio la popolazione recanatese, contro il suo stesso volere, lo elesse Governatore, ma i Francesi dopo una temporanea ritirata ripresero il terreno perduto e Monaldo, condannato a morte, dovette rifugiarsi per qualche tempo in campagna assieme alla moglie in attesa del secondo figlio.
Ottimo amministratore della cosa pubblica, non fu altrettanto abile nella gestione del suo privato patrimonio. Sommerso infatti dai debiti dovuti alla sua inesperienza nell’età giovanile ed al fallimento di alcuni suoi progetti non privi di genialità ma difficilmente attuabili in quel tempo, si vide poi costretto a venire a patti coi suoi creditori mediante un concordato che nominava la moglie amministratrice del patrimonio familiare e dilazionava a lungo termine il pagamento delle passività. Da quel momento si dedicò principalmente ai suoi studi preferiti, all’educazione dei figli ed alla formazione dell’amata biblioteca che aprì per la consultazione anche ad amici e concittadini. In essa il giovane Giacomo trovò gli strumenti necessari per lo sviluppo della sua cultura e del suo genio.

Personaggio di spicco nella sua epoca, fu principalmente conosciuto anche oltre i confini della patria per i suoi numerosi scritti, e per la pubblicazione di una rivista storico-politica-letteraria chiamata “La Voce della Ragione”.
In contraddizione con la sua professione di inimicizia per la modernità, introdusse migliorie nella gestione dell’agricoltura, innovazioni nel campo medico, e mise in pratica metodi educativi liberali basati più sulla persuasione che sull’autorità.

La sua morte avvenne nel 1847 dieci anni dopo quella del figlio Giacomo.

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